“Date a un bambino un foglio di carta, dei colori e chiedetegli di disegnare un’ automobile. Sicuramente la farà rossa.”

FERRARI: IL SOGNO DI ENZO.

Quando si parla di miti, di leggende che hanno fatto la storia, è sempre difficile trovare le parole giuste ed Enzo Ferrari non fa eccezione.

Anche se in una cosa forse, eccezione la fà: a differenza di tanti uomini che entrano nella leggenda dopo la morte, a lui è accaduto nel corso della vita.

Sicuramente un personaggio controverso che nella memoria di molti rappresenta l’uomo sognatore e visionario, e in altre invece il feroce capitano d’azienda “distruttore di uomini” disposto a tutto pur di far vincere le sue auto.

E allora, cosa possiamo dire questo personaggio leggendario?

Che è stato il fondatore della più grande azienda di automobili sportive di tutti i tempi, che porta il suo nome?

Che questa stessa casa automobilistica detiene ancora oggi il record di trionfi in formula 1 (15 campionati piloti e 16 campionati costruttori), nonché l’unica scuderia ad aver preso parte ad ogni mondiale dalla sua istituzione?

Potremmo parlare dei numerosi premi e riconoscimenti personali di cui è stato insignito nella vita?

Oppure semplicemente pensare a quello che evoca la parola “FERRARi” nell’immaginario della gente, senza aggiungere nulla.

Perché è difficile comprendere il mito, forse impossibile. Esula per sua stessa natura ciò che è comprensibile dalla ragione. Ha bisogno di grandezza. Vive di sogni, di bellezza e di grandi imprese.

Ecco perché nel parlare di Enzo Ferrari e comprendere al meglio il suo mito, lo farò attraverso le sue frasi che più hanno lo contraddistinto, senza dare o togliere nulla. Solo cosi riuscirò a dare un quadro preciso di questo grande uomo, orgoglio italiano, ancora oggi uno dei migliori personaggi del nostro tempo.

Ma chi era Enzo Ferrari?

Come da sua stessa ammissione, è stato semplicemente “uno che ha sognato di essere Enzo Ferrari” e se ancora oggi la sua scuderia rappresenta il sogno di milioni di persone è perché prima di tutto è stata il sogno del suo fondatore.

Ci ha insegnato che “se lo puoi sognare lo puoi fare”  e che “Non si può descrivere la passione, la si può solo vivere.”

Che “sono i sogni a far vivere l’uomo”  e che solo  “la passione ti permette di sopportare amarezze e rinunce che l’ambizione non giustificherebbe in alcun modo.”

“Ammiro tutti quelli che hanno una passione e la coltivano, sono loro il motore del mondo”.

Quanta energia e quanta ispirazione in queste frasi…per questo motivo, oggi più che mai, meriterebbe un attenta analisi dalle giovani generazioni..

Il sogno e la passione di un uomo, ecco cosa rappresenta la Ferrari.

La passione, talmente tanta che lui definiva PASSIONE DOMINANTE.

“Ho trovato uomini che indubbiamente amavano come me l’automobile. Ma forse non ne ho trovati altri con la mia ostinazione, animati da questa passione dominante che nella vita a me ha tolto il tempo e il gusto per qualsiasi altra cosa. Io non ho alcun diverso interesse dalla macchina da corsa.”

Un uomo dotato di straordinaria capacità al lavoro e di una determinazione feroce nel raggiungere i propri obiettivi, che ha sacrificato tutta la sua vita all’inseguimento del sogno. Il suo sogno.

Perfezionista, ambizioso, ossessionato da una sola cosa, sempre la stessa: la vittoria.

La vittoria a ogni costo, perché come amava ripetere il secondo è il primo dei perdenti.”

Concedeva poche interviste, ma sapeva perfettamente come motivare e coinvolgere nella propria visione dipendenti, tecnici, ingegneri, meccanici e piloti; perché si sà, le grandi sfide richiedono dedizione assoluta ed era questo che chiedeva e pretendeva sempre dai suoi collaboratori.

“Io non ho mai fatto un viaggio turistico, non sono mai andato una volta in vita mia in vacanza; per me le più belle ferie sono quelle di restare nella mia officina quando vi sono rimasti pochi collaboratori; è il momento in cui ci si può concentrare in programmi di studi e modifiche.”

Venne definito “costruttore di macchine e distruttore di uomini”, perché sul lavoro era scortese e arrogante, eppure sotto a quella scorza dura si nascondeva una dolcezza del tutto imprevista tanto che una volta entrati nella sua orbita, nessuno voleva più uscirne.

L’azienda era la sua casa, il suo mondo e lì reinvestiva tutto quello che guadagnava.

“L’azienda è composta primo dagli uomini che ci lavorano, poi dai macchinari ed infine dai muri.”

A chi gli domandava se fosse un imprenditore o un progettista rispondeva “Non sono nè un calcolatore, nè un progettista…ma un agitatore di uomini e di talenti.”

Ha vissuto e amato i motori in maniera totalizzante, perché “se c’è un anima, è molto più probabile che ce l’abbia un motore piuttosto che un essere umano”… e sempre a proposito dei motori “sono come le donne, vanno saputi toccare nelle parti più sensibili.”

Timido e schivo, negli ultimi trent’anni della sua vita decise di indossare sempre gli occhiali da sole, che altro non erano che una protezione dalla curiosità dal mondo.

“Metto le lenti scure perché non voglio dare agli altri la sensazione di come sono fatto dentro.”

Affermava di essere “semplicemente un’amante della bella meccanica.”

“Ci asteniamo dal precisare il numero di cavalli che hanno i nostri motori; quando le nostre auto vincono vuol dire che hanno più cavalli, quando perdono vuol dire che ne hanno meno.”

“L’aerodinamica è il risarcimento di chi non sa spremere cavalli dal motore.”

Era fiero di essere uno dei massimi rappresentanti dell’italia nel mondo, quando le mie macchine vincono solcando il traguardo mi assale un grande orgoglio nell’essere italiano” anche se delle volte con gli stessi italiani non era tenero, “gli italiani perdonano tutto tranne il successo.”

Un uomo libero che considerava “L’automobile espressione e conquista di libertà.”

Celebri le sue frasi “La macchina da corsa perfetta è quella che si rompe un attimo dopo il traguardo” oppure “Un pilota perde un secondo a ogni figlio che gli nasce.”

Ai giornalisti che spesso gli chiedevano se la sua auto personale fosse una Ferrari, rispondeva: “No, purtroppo non me la posso permettere”.

Enzo Ferrari era un uomo che amava le sfide al punto tale che si potrebbe affermare che vivesse per incontrarne e vincerne di nuove. Nessuna sfida era troppo grande e nessuna sfida avrebbe mai lasciato cadere nel vuoto. Aveva lo sguardo costantemente puntato al futuro e ogni volta che gli veniva chiesto quale tra le innumerevoli vittorie della Ferrari fosse la più bella, rispondeva sempre alla stessa maniera: “la vittoria più bella deve ancora arrivare”.

E’ stato l’artefice delle tante vittorie che hanno fatto del marchio del cavallino rampante un mito italiano invidiato in tutto il mondo.

Venne più volte proposto per il titolo di senatore a vita. La candidatura più pressante venne avanzata congiuntamente sulla stampa da Enzo Biagi e IndroMontanelli, ma lui non sembrava molto interessato in quanto questa nomina lo avrebbe costretto ogni tanto ad andare a Roma. E poi non venne accolta neanche da Sandro Pertini che affermò: “Uno come Ferrari non ha bisogno del laticlavio.”

“Quando l’uomo ha mete da raggiungere non può invecchiare.”

Se ne va a 90 anni nel 1988.

Saluta tutti quando è uno degli italiani più conosciuti al mondo e la sua fabbrica è ormai parte dei libri di storia.

La vita non gli ha risparmiato dolori, come la morte del figlio “Mi ha deluso l’impotenza a difendere la vita di mio figlio che mi è stato strappato giorno dopo giorno per 24 anni”, ma il lavoro gli ha regalato tante gioie.

Un bilancio?  “Lo faranno quelli che mi porteranno al cimitero”, rispondeva a chi glielo chiedeva.

Animato sempre dalla stessa passione, sperava di lavorare fino all’ultimo dei suoi giorni e così è stato.

“Un giorno non ci sarò più. Spero che le rosse vetture che portano il mio nome continueranno ad esserci anche dopo di me ed a farsi onore su tutti i circuiti del mondo.”

Ha lasciato in eredità un sogno che continua a essere vissuto a occhi aperti da milioni di persone, perché la migliore FERRARi che sia mai stata costruita è sempre la prossima.”

Un uomo che come tutti i grandi, si passò sempre accanto senza concedersi troppe attenzioni.. e che più volte, soprattutto verso la fine, disse che una volta morto, avrebbe voluto solo essere dimenticato. Per fortuna, così non è stato.

“Un costruttore realizza trasformando una materia informe, dei forgiati, in una meccanica vivente, un’armonia di suoni. Mi ricordo che Von Karajan (uno dei piu grandi direttori d’orchestra di sempre) un giorno mi disse: Ascoltando il vostro 12 cilindri scaturisce un’armonia che nessun maestro saprà mai interpretare.

Nelle nostre macchine ci sarà sempre qualcosa di diverso, non dico migliore ma diverso. Perchè? Perchè c’è l’apporto intellettivo dell’uomo.”

 

Simone – DueMaggio Autonoleggio

Tel.  +39  328 0866039 

mail:  dmautonoleggio@hotmail.it

 

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