I GRANDI PROGETTISTI: GIUSEPPE BUSSO
Nato a Torino il 27 Aprile del 1913, è stato il padre delle vetture e promotore delle soluzioni meccaniche che hanno contraddistinto l’Alfa Romeo negli anni d’oro del dopoguerra, contribuendo in maniera determinante a creare e consolidare il mito del Biscione su strada e su pista.
Ricordiamo Giuseppe Busso, geniale progettista.
Diplomato perito industriale, dopo il servizio militare entro in FIAT all’ufficio tecnico motori di aviazione.
Nel 1939 venne chiamato Alfa Romeo, dove iniziò studi e progettazione di vetture da corsa. Durante la seconda guerra mondiale completò gli studi divenendo progettista a tutti gli effetti.
Nel 1946 entrò in Ferrari chiamato per lavorare sullo sviluppo della prima vettura: la 125S. Oltre che su questa vettura lavorò al progetto di due motori che non vennero poi realizzati, rimanendo semplici progetti.
Nel 1947 lavorò sulla Ferrari 159 che vinse il Gran Premio città di Torino.
Nel 1948 tornò all’ Alfa Romeo…dove scrisse la storia.
Si dedicò infatti allo sviluppo della meccanica di tutti i modelli che avrebbero fatto la storia contemporanea dell’Alfa.
E’ il padre di tutte le Alfa Romeo “classiche” del dopoguerra, dalla 1900, all’Alfetta (l’ultima meccanica eccellente di Arese) e l’Alfa 6, passando per la Matta, la Giulietta, la Giulia, la Montreal, oltre a derivate e prototipi.
Quelle, insomma, che hanno creato e alimentato il Mito.
È suo il quattro cilindri con basamento in ghisa della 1900, è suo il bialbero integralmente in lega leggera che per quarant’anni ha equipaggiato le Alfa “Nord”, dalla Giulietta degli anni Cinquanta alle 75 e le Spider dei primi Novanta e che negli Ottanta ha fatto da base per lo sviluppo della versione Twin Spark a otto valvole; sono suoi i sei cilindri in linea delle 2600 ma anche il V8 delle 33 “Sport” degli anni Sessanta e della Montreal.
Menzione a parte merita il famoso V6, anzi il “V6 Busso”: due parole che nel gergo automobilistico suonano come un qualcosa di inscindibile, unico.

E’ lui l’uomo che progettò quel sei cilindri a V, 60 gradi tra le bancate, costruzione interamente in lega leggera, una delle ultime eccellenze “Made in Arese” che nel corso delle sue evoluzioni, sempre più spinte e sofisticate, è arrivato a occupare i cofani dei modelli più pregiati e sportivi del Biscione sino agli anni Duemila.
Uno dei motori più longevi e versatili della storia del Biscione, un vero mito per gli appassionati.
Questo propulsore è catalogato come uno dei migliori motori a benzina aspirati mai progettati e nello specifico è stato spesso ritenuto come uno dei miglior con architettura V6.
Numerosi sono i parametri in cui il Busso è ritenuto eccellente, come nell’erogazione, prestazioni, elasticità, efficienza, affidabilità, e anche nel sound. Per citare un esempio, la rivista EVO magazine ha scritto che l’originale Alfa Romeo V6 è stato il motore 6 cilindri “stradale” con le sonorità migliori mai realizzato.
Si ricordano i riconoscimenti ufficializzati come miglior motore della propria categoria rispettivamente in ordine cronologico al: 3.0 V6, al 2.0 V6 Turbo, al 3.0 V6 24v e per ultimo al 2.5 V6 24v nell’anno 2000.
LA PRIMA VERSIONE
Il motore dell’Alfa 6 era un 6 cilindri a V di 60° di 2492 cm³ con un alesaggio di 88 mm e una corsa di 68,3 mm. Come già fatto in precedenza dall’Alfa, questa cilindrata era la base di partenza per motori più grandi e dopo alcuni anni il propulsore crebbe sino a 3 litri.
La soluzione di disporre i cilindri a V di 60° consente di ottenere un motore più corto di un 6 cilindri in linea, che al contempo lo rende compatto e ben equilibrato. L’albero a gomiti poggiava su quattro supporti.
Ecco cosa ricorda di quel periodo il progettista del motore:
«”Il V6 nacque per sostituire i 2.600 6 cilindri in linea (che tra l’altro aveva evidenziato problemi torsionali che ne pregiudicavano l’incremento prestazionale) e doveva essere più compatto del V8 con una cilindrata superiore ai 2 litri. Verificammo certe nostre ipotesi con un 4 cil. sperimentale che girò a Parigi in un centro di sviluppo della Bosch, che mise l’Alfa Romeo in condizione di compiere i primi esperimenti con l’iniezione elettronica. La distribuzione avveniva tramite un albero a camme in testa azionato da una cinghia posteriore che comandava direttamente le valvole di aspirazione e, attraverso una piccola punteria e un bicchierino, quelle di scarico. I positivi riscontri ci incoraggiarono a derivare da quello schema un 6 cilindri a V di 60° con cilindrata di 2.5 – 3 litri, che iniziò a “girare” al banco verso la fine del 1968″.»
Successive Evoluzioni:
3.0 V6 – V6 Turbo – 2.5 V6 24v – 3.0 V6 24v – “Biturbo” & Competizioni
Fu inoltre uno dei primi progettisti in Alfa Romeo ad occuparsi dello sviluppo di un autovettura a trazione anteriore.
Concluse la carriera nel 1977, anno del suo pensionamento.
Giuseppe Busso è scomparso il 3 gennaio del 2006. Destino volle tre giorni appena dopo che nello storico stabilimento di Arese – era il 31 dicembre 2005 – venisse assemblato l’ultimo “suo” V6.
Al termine della celebrazione funebre diversi appassionati dell’Alfa Romeo, fra cui gli affiliati del club Alfa Sport, si sono ritrovati spontaneamente nel piazzale antistante la chiesa, mettendo in moto i motori sei cilindri delle loro autovetture in segno di estremo saluto al progettista.
Simone – DueMaggio Autonoleggio
+39 328 0866039 – dmautonoleggio@hotmail.it


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