
IL MAGGIOLINO: LA TECNICA
Il Maggiolino si è sempre dimostrato un’auto tecnologicamente avanzata per i suoi tempi e oggi andremo a scoprire più nel dettaglio i suoi punti di forza.
Uno dei fattori principali sicuramente è il fatto che la scocca e il telaio con trave centrale, sono completamente in acciaio trattato, con bagni speciali anti corrosione; i carrozzieri infatti, sanno bene quanto sia impegnativo rispetto ad altre autovetture riparare la carrozzeria a due volumi del Maggiolino, ancorata in 18 punti a un pianale quasi piatto con tunnel centrale strutturale.
La resistenza del Maggiolino alla corrosione però, non è dovuta solo alla qualità degli acciai utilizzati, ma anche alla bontà delle vernici usate e ai metodi stessi di verniciatura: la verniciatura acrilica.
Una famosa pubblicità diceva: “Se piove, piove per tutti…, ma con la Volksawagen Maggiolino state meglio degli altri. La strada è il suo garage”.
Altra caratteristica innovativa per quei tempi fu la barra di torsione, inventata e brevettata nel 1931 da Ferdinand Porsche che lo adottò fin dall’inizio sulla sua creatura. Il maggiolino dispone infatti, di barre di torsione e barre stabilizzatrici sia all’avantreno sia al retrotreno, e le sospensioni sono indipendenti su tutte e quattro le ruote. In particolare i bracci dell’avantreno formano dei parallelogrammi che, qualunque siano le condizioni della strada, costituiscono un perfetto sistema geometrico di direzione e di molleggio. Ciò rende la guida del Maggiolino particolarmente confortevole ed adatta a qualunque tipo di terreno, assicurandogli un ottima trazione anche su sabbia fango e neve.
IL MOTORE: BOXER, un motore indistruttibile.
La meccanica semplice ma nello stesso tempo robusta, rendono il Maggiolino un’ auto super affidabile.
Ha una disposizione con motore posteriore longitudinale a sbalzo, la trazione posteriore. Il motore è un Boxer a quattro cilindri, con albero a camme centrale e distribuzione ad aste e bilancieri, due valvole per cilindro.
Il nome del motore Boxer deriva dal fatto che i pistoni muovendosi in maniera longitudinale, rispetto ai classici motori, ricordino proprio il movimento di un pugile.
Rivoluzionaria la distribuzione a valvole in testa, in un periodo in cui i motori utilizzavano solitamente uno schema a valvole laterali o una soluzione mista testa-laterale.
Il fatto che sia un motore a “corsa corta” , cioè con alesaggio* superiore alla corsa**, quindi con bassa velocità media dei pistoni, spiega in parte la sua robustezza.
*alesaggio = diametro cilindro – **corsa= spazio in cui si muove pistone. 
E’ raffreddato ad aria, con la ventola di raffreddamento, posta sopra il motore e dotata di carter di convoglio che aspira l’aria dalle griglie poste sotto il lunotto.
Dispone anche di un piccolo radiatore per l’olio direttamente esposto alla ventola di raffreddamento così il lubrificante contribuisce a mantenere stabile la temperatura del motore. Grazie a un termostato, l’olio viene bypassato dal radiatore quando il motore è freddo. La lubrificazione è a carter umido.
L’alimentazione è a carburatore e il cambio è manuale a quattro marce più retromarcia.
Cambio e motore sono costruiti in lega leggera, dapprima con basamento in magnesio, in seguito in alluminio il che accomuna il motore del maggiolino più a quello di un aereo piuttosto che a quello di un’ autovettura.
Una curiosità: sembra che agli inizi degli anni ’60 quasi metà del magnesio consumato in Germania era utilizzato dalla Volkswagen per fabbricare i motori dei Maggiolini.
L’affidabilità
Nel 1959, Gianni Mazzocchi, editore e direttore della rivista Quattroruote, mise a durissima prova l’affidabilità del Maggiolino, facendo percorrere 100 volte a due Maggiolini strettamente di serie la neonata Autostrada del Sole, da Milano a Bologna per sedici giorni consecutivi senza interruzione.
Solo un guasto ad una delle due vetture al 74º giro, la puleggia della dinamo. Riparata, il centesimo giro si conclude per entrambe: 18.664 km ad una media di 110 km/h. I tecnici Volkswagen, non pienamente soddisfatti, invitano a proseguire il test. I successivi cento giri vengono percorsi ad una media di 130 km/h con un regime di 3800 giri, cioè 500 giri in più di quanto il motore può normalmente compiere. Il secondo Maggiolino si ferma al 118º giro, il primo procede e termina i 200 giri, percorrendo quasi 40.000 km senza sosta.
Il californiano Albert Klein ha donato al Museo Volkswagen di Wolfsburg il suo Maggiolino del 1963 con 2.562.885 km percorsi.
È il Maggiolino più longevo conosciuto.

Simone – DueMaggio Autonoleggio
+39 328 0866039 – dmautonoleggio@hotmail.it


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